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Gas xenon come anestesia per i pazienti con Sensibilità Chimica Multipla

In chirurgia l’anestesia è motivo di grande preoccupazione per chirurghi e anestesisti che devono trattare pazienti sensibili o allergici a farmaci e a sostanze chimiche, come i pazienti affetti da Sensibilità Chimica Multipla (MCS) che spesso presentano alterazioni dei polimorfismi genetici e, quindi, una ridotta o troppo veloce metabolizzazione delle sostanze chimiche. Secondo gli autori, per evitare effetti collaterali, è preferibile evitare quei farmaci che vengono metabolizzati attraverso il fegato.

Uno studio tedesco (Stoppe et al, 2011) ha riferito del caso di una paziente con Sensibilità Chimica Multipla che doveva sottoporsi alla rimozione laparoscopica della cistifellea. I medici hanno scelto di usare
il gas xeno per l’anestesia generale perché agisce indipendentemente dal metabolismo del malato.  Il gas xenon, scoperto nel 1898, è incolore, inodore e insapore: agisce velocemente, viene eliminato completamente attraverso i polmoni e sembra che il recupero sia rapido.

Lo xenon viene inalato e agisce sul recettore del N-metil-D-aspartato (NMDA), producendo uno stato di incoscienza in circa 8 minuti. Lo svantaggio principale è che riduce le funzioni del sistema respiratorio. Il rischio maggiore è che possa causare una riduzione della frequenza respiratoria che può evolvere in apnea (cessazione della respirazione).

Procedura

La paziente ha ricevuto una fornitura di ossigeno del 100% per 3 minuti e una iniezione di Fentanyl 0.15 mg. Dopo è iniziata l’induzione dell’anestesia con una dose di Propofol 150 mg seguita da una iniezione ripetuta di 100 mg, mentre è stato evitato l’uso di agenti che bloccano i muscoli. Dopo l’intubazione tracheale, i polmoni sono stati ventilati e con una macchina per l’anestesia a circuito chiuso.

Dopo si è fornito lo xeno ad una concentrazione del 54% e sono state date altre dosi di Fentanyl in flebo. Durante la chirurgia non ci sono stati segni di anafilassi né per il battito cardiaco né per la pressione arteriosa. Alla fine dell’intervento, durato 185 minuti, è stata interrotta la fornitura di xenon. La paziente ha aperto gli occhi dopo 150 secondi e successivamente non ha mostrato alcuna reazione avversa.

Nel Consenso Italiano sulla Sensibilità Chimica Multipla del 2019 c’è un capitolo proprio sulle varie scelte possibili di anestesia da usare nei pazienti con MCS. Clicca qui per leggere il Consenso.

Conclusioni

Lo xenon è estremamente costoso ma, nonostante questo, i ricercatori tedeschi lo considerano potenzialmente l’anestetico chirurgico più idoneo per i pazienti con Sensibilità Chimica Multipla.

Fonte:  C. Stoppe et al. Xenon anaesthesia for laparoscopic cholecystectomy in a patient with multiple chemical sensitivity. VOLUME 107, ISSUE 4, P645-647, OCTOBER 01, 2011 Open Archive. DOI:https://doi.org/10.1093/bja/aer285

Quali test si possono fare per testare gli anestetici?

Presso il Centro DIMA dell’Ospedale Sant’Andrea di Roma è possibile fare il test MIFAR che identifica i polimorfismi genetici del paziente e si può richiedere una consulenza genetica per la selezione di farmaci specifici, basta indicare l’elenco dei farmaci che si desidera selezionare per esempio anestetici, antibiotici, analgesici, ansiolitici, e perfino farmaci contro il Covid-19. Il campione di sangue per le analisi può essere spedito con corriere e anche la consulenza genetica avviene per email. I contatti del centro DIMA sono nella sezione MEDICI del sito di AMICA.

Questo test permette di distinguere gli anestetici più tollerati dal punto di vista metabolico, ma resta sempre da testare la reattività immunologica. Presso i laboratori tedeschi indicati sul sito di AMICA è possibile fare il test di trasformazione dei linfociti dei farmaci, come appunto gli anestetici. In particolare presso il laboratorio Lab4More di Monaco di Baviera viene eseguito un test che unisce al test di trasformazione dei linfociti anche il dosaggio delle citochine infiammatorie che sono una reazione caratteristica della MCS.

Imagen de Arvydas Lakacauskas en Pixabay

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